Training Cognitivo Integrato

Il Metodo Benso propone una serie di attività studiate e costruite ad hoc a partire dagli anni ’90, per sollecitare e potenziare le diverse Funzioni Esecutive Attentive (FEA) in età evolutiva, adulta e geriatrica in ambito clinico, educativo e artistico-sportivo.

Potenziamento delle funzioni esecutive e non solo

In ambito clinico, il Metodo Benso è applicabile trasversalmente, con le dovute differenze, ai diversi disturbi/patologie che possono coinvolgere o interessare direttamente le funzioni esecutive attentive: disturbi dell’attenzione (ADHD), disturbi di apprendimento (DSA), disturbi del linguaggio, disturbi dello spettro, ritardi mentali e sindromi genetiche (ricerche su X-fragile e Turner), epilessia, plusdotazione, traumi cranici ed alle malattie neurodegenerative dell’anziano.

Che cosa si intende per TCI?

Si definisce il Trattamento del Metodo Benso come “Cognitivo Integrato” perché mira a potenziare le funzioni esecutive ed attentive, gli apprendimenti complessi (lettura, scrittura, calcolo) e le funzioni sottostanti (linguaggio, visuo-percezione) che risulteranno deboli dalla valutazione.

Il Training Cognitivo Integrato non nasce come un protocollo predefinito e preconfezionato; è bensì il frutto di solidi modelli teorici e continue ricerche (laboratorio interattivo) in diversi campi quali le neuroscienze cognitive, la statistica matematica e la mindfulness, che inducono variazioni, modifiche ed innovazioni che vanno a delineare un progetto abilitativo complesso, che si pone come obiettivo primario la stimolazione delle funzioni esecutive ed attentive e delle memorie (oltre che al modulo debole).

Un allenamento personalizzato

L’abilitazione attraverso il TCI è un percorso con valenza terapeutica che tiene conto di almeno 4 indici (Benso et al., in press).

Il Training del Metodo Benso è pertanto definibile un training adattivo, in quando l’operatore tiene conto degli errori e dei rallentamenti e ritara sempre il materiale sulle reali possibilità del soggetto, in modo da rendere proficuo l’allenamento sia in termini di obiettivi raggiunti sia in termini di consolidamento.

Al contrario, un training non è adattivo quando è sovra o sottodimensionato rispetto all’abilità della persona che lo esegue. Il soggetto, in tal caso, può rimanere diverso tempo in modalità automatiche e stereotipate. Tali esercitazioni ripetitive (senza consapevolezza attentiva) portano alla noia, alla distrazione e alla formazione di schemi rigidi e chiusi, e nel caso in cui si ottengano dei miglioramenti, essi tendono a non mantenersi nel tempo (Benso 2018; Benso et al., in press).

Un approccio graduale

Con il trattamento si espone gradualmente e direttamente il soggetto a “stress” attentivi-esecutivi crescenti. La gradualità permette di rinforzare il soggetto ed il rinforzo alimenta la motivazione che amplifica le risorse. 

Tale lavoro, rigorosamente individuale, va tarato su ogni soggetto in modo che il sistema cognitivo sia stimolato al massimo livello sopportabile di complessità.

È necessario somministrarlo con frequenza, pazienza e costanza per ottenere progressi, vi deve essere un giusto bilanciamento tra numero di ore settimanali e possibilità di mantenere il soggetto motivato sul compito; quindi è auspicabile una giusta diluizione e una concentrazione del lavoro in brevi e frequenti sedute.  

In sintesi non è sufficiente spiegare come si sta attenti, ma bisogna indurre il soggetto ad esprimere in gradualità crescente tutti i tipi di attenzione e le funzioni esecutive di base.

Perché un training integrato?

Il modello Benso (2007; 2010; 2011; 2018) sostiene che tutti i tipi di apprendimento di minima complessità hanno bisogno di risorse attentive per realizzarsi; per cui un intervento abilitativo non può occuparsi soltanto del modulo specifico deteriorato, ma deve estendersi anche alle componenti attentive a esso dedicate oltre che al Sistema Attentivo-Esecutivo.

Pertanto, l’abbinamento della sollecitazione attentiva a quella modulare (lettura, scrittura, ecc.), oltre ad essere una peculiarità del Metodo, rappresenta un importante fattore di efficacia e di generalizzazione del training stesso.

La figura del Trainer

Da parte dell’Operatore è necessaria un’applicazione costante, dedizione, profondità. Approcci superficiali, applicazioni di mere «formulette» senza supervisione di clinici formati, rendono il trattamento abilitativo inefficace e non corrispondono in alcun modo al Training Cognitivo Integrato. 

Il Genitore, il clinico di supporto o l’insegnante disponibile possono usufruire di un “pacchetto abilitativo” che dovrà essere monitorizzato e modificato, dopo necessari approfondimenti in itinere, da un clinico di riferimento abilitato a supervisionare con controlli e misure il buon andamento del training. È importante considerare che l’ambiente e l’operatore possono giocare un ruolo importante sulla motivazione, sull’impegno e di conseguenza sui risultati. Al fine di applicare nella pratica quotidiana il Training Cognitivo Integrato – Metodo Benso – nel rispetto e nella consapevolezza dei principi teorici e pratici sui quali si fonda, sono state strutturate delle proposte formative che consentono di operare come Trainer di I livello e di II livello.

Per approfondire

L’ultima pubblicazione internazionale curata dal Professor Benso, Sandra Moretti, Veronica Bellazzini, Eva Benso, Eleonora Ardu e Simone Gazzellini, intitolata “Principles of Integrated Cognitive Training for Executive Attention: Application to an Instrumental Skill” e pubblicata su Frontiers, tratta in primo luogo di metodologia, di quali sono i criteri e le caratteristiche di un training adattivo e, in seguito, illustra i risultatti del Trattamento applicato al disturbo di lettura.